RONNY, CAPITANO, MIO CAPITANO!
SERIE A SILVER
La Pallamano Romagna comunica che l’atleta RINALDO CERONI non farà parte del roster della prima squadra nella stagione di Serie A Silver 2026/2027.

Si chiude, dunque, non solo il (lunghissimo) periodo in maglia Romagna, bensì proprio la carriera del capitano di tante avventure Rinaldo Ceroni che, un anno fa, decise che quella 2025/2026 sarebbe stata la sua ultima stagione agonistica. Resistendo, poi, alle tante richieste di ripensamento di tifosi e dirigenti.
Inutile negare un’emozione particolare nell’approcciare un’intervista “finale” così sentita con un ragazzo che alle soglie dei 40 anni farà un passo indietro rispetto ad un impegno di alto livello come prevede la serie A Silver.

“Ronny” è diventato “maggiorenne” in maglia arancioblu al Romagna e, negli anni, ha raccolto un’enormità di minuti giocati, di compagni e allenatori con cui ha condiviso il campo e lo spogliatoio, di ore di palestra durante gli allenamenti, senza dimenticare i tanti tifosi “personali”.

Nel giorno dell’addio alla pallamano giocata, si son ritrovati al PalaCavina tanti ex giocatori del Romagna ancora assolutamente legati all’uomo e all’amico Rinaldo, prim’ancora del “Ceroni giocatore”.
GRAZIE RONNY ! ! !

Ad un mese dall’ultimo match ufficiale giocato, l’emozione nel dare l’addio alla pallamano giocata?
“Dare l’addio alla pallamano è stato davvero difficile, la notte prima della mia ultima partita ho dormito veramente malissimo e poco: pensavo solamente al fatto che dal giorno dopo, non avrei più solcato nessun campo da gioco. Appena mi tornava in mente questo aspetto, ecco il “magone” che mi faceva star male, ma dentro di me, sapevo che era la scelta giusta. Lascio dopo aver dato davvero tutto per la pallamano, non ho rimpianti di nessun tipo, ma so che questo è il momento giusto: è il momento della nuova generazione, che sicuramente farà benissimo perché sono un gruppo fantastico!”

Il saluto al mondo della Pallamano Romagna?
“Non so se sarà un saluto d’addio alla Pallamano Romagna, sicuramente per un po’ avrò bisogno di “disintossicarmi” da questo mondo e pensare alla mia vita, ma mai dire mai, non chiudo nessun tipo di porta al Romagna che per tantissimi anni mi ha accolto nella sua famiglia! Poi magari in futuro se ne avrò voglia e il Romagna ne avrà bisogno, magari potrei tornare per dare una mano, chissà!”

I 5 ricordi in assoluto più belli legati al Romagna?
“Il primo, quando a 18 anni appena compiuti, ad agosto, feci la mia prima preparazione al campo con la prima squadra: ero il bambino più felice del mondo che avverava il suo sogno!
Il secondo è stato naturalmente l’esordio, dove feci anche gol: purtroppo non ricordo contro chi, ma ricordo bene che l’emozione che provai fu stupenda!”
La terza, è la vittoria dello scudetto con l’under 21 a Bressanone, dove abbiamo vinto ben 2 volte contro i padroni di casa favoriti: c’erano un sacco di persone a sostenerci ed è stato bellissimo anche perché quella vittoria mi permise di entrare in Nazionale e andare a fare la qualificazione ai Mondiali con l’Italia under 21.
La quarta è stata l’esperienza di andare a giocare in Portogallo la coppa Europea, contro lo Sporting Lisbona, dove militava un certo Ruesga, giocatore di un calibro incredibile: fu stupendo, non lo scorderò mai, diciamo anche che lo Sporting in quella stagione aveva una squadra fortissima con la quale alla fine ha vinto il proprio campionato e anche la coppa Europea.
La quinta, come potete immaginare, é la partita in casa contro il Carpi, valida per la qualificazione alle fasi finali per lo scudetto, vinta all’ultimo secondo con gol di Santilli. Rubai palla in difesa a Pieracci e lanciai subito Santilli che in contropiede, evitando Opalic, fece gol a Malavasi sulla sirena: il palazzetto di Imola esplose. Chi c’era se lo ricorda bene, ne sono sicuro!
Ne avrei tantissimi altri come potete immaginare, ma questi sono i più belli ed emozionanti”.

I 5 compagni in assoluto a cui sei più legato e perché?
“Sicuramente i compagni con cui ho legato di più, sono quelli della “vecchia generazione” in particolare modo: Davide Tassinari (Pizzul), Riccardo Dal Monte, Daniele Rossi, Gianni Bulzamini e soprattutto Matteo Folli: se devo dirne solamente 5, direi loro, ma anche tutti gli altri sono stati fondamentali nel mio cammino qui al Romagna, come Bicio, Luca la Guardia, Maicol Caroli, Bobo, Aglio, insomma il gruppo storico!
Il motivo è molto semplice, perché io sono arrivato qua da solo, senza conoscere nessuno, come fossi uno straniero, ma fin dall’inizio, tutti mi hanno sempre fatto sentire a casa e mi hanno fatto sentire parte della famiglia, perché non eravamo un semplice gruppo ma una vera famiglia che si voleva bene e tra di noi c’eravamo sempre. Io sono onorato di aver fatto parte di tutto questo e non lo scorderò mai”.

Il tuo gol più bello e quello più importante?
“Senza ombra di dubbio, il gol più bello che ho realizzato fu in semifinale scudetto in casa (a Castenaso) contro il Bolzano: ero in zona pivot, Dani Rossi mi passò la palla da terzino destro e, senza guardare, tirai all’indietro, mentre il difensore mi stava trattenendo. La palla finì sotto l’incrocio del primo palo, mentre il portiere rimase immobile. Il gol più importante, invece, ai playoff per qualificarsi alle fasi finali per lo scudetto, a Prato, in casa loro, uno squadrone forte contro il quale abbiamo sempre fatto battaglie durissime. Mancavano una quindicina di secondi alla fine ed eravamo pari: mi trovai tra 2 e 3 a sinistra, bloccai sul secondo, Teo Folli impegnò il terzo passandomi la palla schiacciata in area. Riuscii a prenderla (non so come) e tirai schiacciato sul primo palo sotto le gambe del portiere. Gol e fischio finale! E volammo di nuovo in semifinale scudetto! Fu bellissimo, un’emozione incredibile, a pensarci mi viene la pelle d’oca tutt’ora!”

Chiudi la tua ultima stagione a -1 dalla promozione con un po’ di rammarico?
“Chiudiamo terzi a 1 punto dalle 2 prime: è stato un campionato davvero combattuto dall’inizio alla fine, sarebbe bastato davvero poco, molto probabilmente. I primi 2 punti lasciati a Palermo, sarebbero stati quelli che avrebbero cambiato completamente la nostra stagione, ma purtroppo è andata così, con i se e con i ma non si vincono i campionati: è stata comunque una stagione positiva che è servita molto per far crescere la squadra”.

Un ricordo divertente con un tuo allenatore?
“Dopo la partita in casa, vinta contro il Carpi all’ultimo secondo, andammo al “Gigi Bar” di Mordano per festeggiare e li, il Tasso, sull’onda dell’entusiasmo, prima ci offrì da bere a tutti e poi, addirittura, bevve un cocktail con noi. Fu un evento più unico che raro, anche se non abbiamo molti ricordi, visti i lunghi festeggiamenti di quella serata (ride, ndr)”.

Un riepilogo della tua carriera con ogni squadra in cui hai giocato e un nome a cui leghi ogni esperienza?
“La mia “carriera” iniziò nella Pallamano Brisighella a 12 anni, dove giocai 3/4 stagioni nelle giovanili, perché non c’era una squadra maggiore: sicuramente furono fondamentali in quel periodo Samir Tsuli insieme a Matteo Monduzzi, i due ragazzi ed allenatori che permisero alla Pallamano Brisighella di esistere.

Successivamente passai alla Pallamano Faenza nella quale giocai fino all’età di 18 anni, facendo parte sia delle giovanili che della prima squadra di Serie B, con allenatore Emir Ceso che mi ha fatto crescere molto come giocatore.

Dopo appena 2 stagioni a 18 anni appena compiuti, venni chiamato dal Romagna, dove iniziai la mia avventura giocando nella squadra di serie B, nell’under 21 e soprattutto anche nella prima squadra: per un ragazzo di 18 anni fu un sogno. Mi allenavo tutti i giorni senza sosta ed ero il ragazzo più felice del mondo: sabato giocavo con la prima squadra e la domenica con l’under o con la serie B, 7 giorni su 7 di pallamano. Per mia mamma un’agonia, non c’ero mai ed ero sempre via, ma rifarei tutto uguale di nuovo, perché mi ha permesso di crescere, di maturare e di farmi diventare la persona che sono oggi. Ho avuto la fortuna di togliermi anche diverse soddisfazioni, scudetto under 21, convocazioni in Nazionale con l’under, Coppa Italia con la prima squadra vinta in casa a Imola, diverse semifinali scudetto, ho giocato le Coppe europee, quindi non posso lamentarmi di nulla diciamo!

Tutti i sacrifici fatti, fidatevi che sono più di quelli che potete immaginare, alla fine hanno dato i loro frutti. Non penso possa esserci altro nome che quello di Domenico Tassinari a legarmi al Romagna, un allenatore si è vero molto impegnativo, ma che comunque se lo seguivi e gli davi retta, riusciva a tirare fuori il meglio da ogni giocatore”.

Un saluto a tutti i tifosi che ti hanno seguito sempre con tanto affetto?
“I tifosi del Romagna sono sempre stati l’ottavo uomo in campo: giocare alla Cavina non è mai stato facile per nessuno, infatti ci abbiamo vinto anche partite che nessuno avrebbe immaginato. A Mordano la pallamano è quasi una religione, quando giri per il paese tutti ti conoscono e si fermano a salutarti e a fare due chiacchiere, poi il sabato sera li rivedi tutti al palazzetto: è qualcosa di incredibile.
Non posso dire altro che un immenso grazie a tutti i tifosi che mi hanno sempre fatto sentire a casa nonostante fossi di fuori, mi hanno sempre voluto bene e questo per me è la cosa più importante: è stato un onore essere il capitano di questa squadra!
Sarete per sempre nel mio cuore!”

A chi dedichi questa carriera?
“Sono tre le persone a cui dedico tutto questo, in primis lo dedico a me stesso, per tutto l’impegno che ci ho messo in questo sport, per me la pallamano è sempre venuta prima di tutto, prima di qualsiasi cosa, ho fatto veramente sacrifici di ogni genere, quindi lo dedico sicuramente a me stesso.
La seconda persona è un ragazzo, un mio caro amico che purtroppo anni fa, in un incidente in moto è venuto a mancare, in casa veniva quasi sempre e alle partite importanti non è mai mancato, sotto la divisa ho sempre una maglia dedicata a lui, il suo nome è Mattia Bertaccini, per tutti “Berta”.
L’ultima persona a cui dedico tutto questo è mio babbo, perché in Romagna si dice babbo, che è morto il 25 giugno 2006, il giorno prima era venuto a Cervia a vedermi giocare a Beach Handball la finale scudetto poi vinta. Mi ha sempre sostenuto e accompagnato ovunque per la pallamano, addirittura mi accompagnava quando poteva agli allenamenti e veniva anche fuori casa a vedere le partite.
Infatti tutti i miei ex compagni se lo ricordano bene e anche con il Tasso aveva un bel rapporto. Poi la vita ha deciso così e non puoi farci nulla, ma sono sicuro che non abbia mai perso una mia partita”.

Ufficio Stampa PALLAMANO ROMAGNA
Carlo Dall’Aglio
